Simboli antichi e polemiche recenti


[8° grammo]

La notizia della polemica sulla Birra Peroni mi è stata segnalata dall’@mico Daniele Riva. Leggo la questione e decido di andare alla fonte: scendo sotto casa e compro un paio di bottiglie.

Ecco la polemica: in occasione dei prossimi mondiali di calcio la Peroni ha realizzato delle etichette commemorative delle varie edizioni. Per quella del 1934 ha utilizzato i simboli originali della nazionale: scudo sabaudo e fascio littorio.  La polemica è ovviamente per il forte richiamo ad un simbolo del regime fascista. Purtroppo accade che le nefandezze dei regimi dittatoriali ci privino di simboli antichi, come per la svastica,  che avevano ben altri valori e significati. Lasciamo però ad altre sedi la polemica sull’opportunità o meno di mettere simboli discussi sulle etichette di un prodotto commerciale. Qui ci interessa invece capire la provenienza del simbolo così come testimoniato dalla monete.

Il fascio littorio è uno dei primi simboli di Roma, insieme alla Lupa e all’Aquila, già presente all’epoca dei mitici 7 Re, e probabilmente ereditato dagli Etruschi. Rappresenta il potere, l’autorità dello stato, simbolo della Roma repubblicana e del Diritto Romano. Si, ma perché?

pretore, littore, edile, console – Rep. Romana

I funzionari principali della Repubblica Romana erano i magistrati ed i littori. Ai primi era assegnato l’imperium ossia il potere di giustizia e di comminare le pene. Ai littori toccava invece il compito di difendere il magistrato e di erogare le punizioni ordinate dal magistrato. Il littore, quindi, girava con un fascio di 30 verghe legato con lacci di cuoio in cui era infilata un ascia. Le verghe servivano per le fustigazioni dei rei e l’ascia per il casi più gravi in cui si doveva mozzare un arto o la testa per la pena di morte. Brrrrrr

Denario di Bruto – 56 a.C. (Bruto tra 2 Littori)

I magistrati, quindi, se ne andavano per la città a gestire la giustizia circondati dai littori il cui numero dipendeva dalla grado di imperium. Dittatore: 24 littori, Console: 12, Proconsole: 11, Magister equitum: 6, Pretore: 6, Propretore: 5, Edile: 2

Quindi il fascio littorio rappresenta da quel momento il potere e la giustizia; il fascio e l’ascia diventano simbolo della disciplina e del rispetto della legge.

Piastra Rep. Napoletana – 1799

Ed è proprio in rappresentazione di questi valori che il fascio littorio lo ritroviamo in moltissime monete di tutte le epoche e paesi. E’, ad esempio, presente in moltissime monete battute dalle Repubbliche nate in Italia a seguito della Rivoluzione Francese.

In questa Piastra della Repubblica Napoletana c’è l’immagine della Libertà che sulla mano destra tiene un’asta con il cappello frigio simbolo di libertà e con la mano sinistra un fascio littorio e scure. Nella legenda la scritta Repubblica Napolitana

Mezzo Scudo Rep. Piemontese – 1799

Così come nel Mezzo Scudo della Repubblica Piemontese del 1799, dove si vede il cappello frigo, il fascio littorio e la scritta in legenda:

LIBERTÀ-VIRTÙ E UGUAGLIANZA

1/2 Baiocco Rep. Romana 1849 – Aquila tiene facio littorio

E ancora un fascio littorio nel mezzo baiocco della Repubblica Romana del 1849 con l’immagine dell’Aquila che lo stringe tra gli artigli.

50 centesimi IMPERO – 1942 Regno Vittorio Em III

Nel periodo fascista, regime che voleva richiamarsi agli splendori di Roma,  lo ritroviamo un po’ ovunque sulle monete di Vittorio Emanuele III, ed in particolare è presente in tutte le monete battute a partire dal 1936, chiamate IMPERO per segnare la conquista d’Etiopia e il nuovo titolo assunto dal Re

Ovviamente per noi italiani che abbiamo subito le durezze e le barbarie del regime fascista, questo simbolo assume una valenza diversa che per altri; ed infatti è scomparso da tutta la monetazione della Repubblica.

Diversamente è continuato e continua ad apparire su monete di altri stati.

One Dime “Mercury” – USA

Simbolo del fascismo per noi italiani, il fascio littorio lo ritroviamo nelle monete di Cuba insieme al “Che”. Nel rovescio in questi Tre Pesos Cubani con l’effige di Ernesto Che Guevara sul /D,  è visibile dietro lo scudo sormontato da cappello frigio e stella.

TRE PESOS CUBA – CHE GUEVARA 1992

Personalmente, come simbolo lo trovo abbastanza inquietante; non mi piace l’idea di una giustizia ed un potere esercitati con la violenza della verga e dell’ascia, viatico poi d’ingiustizia e soprusi, di oligarchie e dittature. Ma il simbolo è antico, viene da tempi lontani, ha una sua storia, un suo percorso. Piaccia o non piaccia, la storia non si cancella.

Va bene; dopo questa lunga passeggiata nel tempo e nello spazio, mi è venuta una gran sete. E siccome “chi beve birra campa cent’anni” adesso questa Peroni che nel frattempo si è freddata al punto giusto nel frigo, me la vado a gustare.

Alla salute

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6 risposte a Simboli antichi e polemiche recenti

  1. Pingback: libertà, star della tv metallica | Grammi di Storia

  2. cocetta tigano ha detto:

    Grazie Adriano dell’attenzione, scrivo subito che la prima cosa che ho pensato a riguardo è che è molto pericoloso lasciarsi andare a reazioni impulsive che possono assomigliare a censure.
    Come ricorda giustamente Daniele “la storia non si cancella” , nè da una parte nè dall’altra, perchè se pensiamo sia giusto non mostrare questa innocua bottiglia, allora , contemporaneamente , autorizziamo la censura di altro…. già qualcosa “sparisce ” dai libri di Storia….cosa che reputo molto più grave, e nessuno ne parla!
    Piuttosto credo che questo episodio debba essere discusso con più imparzialità, per non dare troppo peso a cose che non lo meritano.
    Nel ’34 questa era la confezione e punto.
    Non facciamoci fregare da un disegnino, a patto che resti un disegnino.

  3. stefania bertelli ha detto:

    A voler essere pignoli, potremmo dire che il fascio littorio è simbolo del potere etrusco, mutuato poi dai romani. Non credo comunque che sia un’esigenza filologica quella della birra Peroni e probabilmente qualche calcolo sull’impatto dell’immagine penso lo abbia fatto. Forse avrebbe evitarlo, per lo scenario che quello oggetto può evocare, ma ritengo comunque che meno polverone si alzi, meglio è. La storia è un’arma a doppio taglio. Non sono una tifosa e non sento il problema. Mi auguro che questi mondiali facciano del bene al Sudafrica, che io ho visitato, con la mia famiglia, nel 2003 e mi è rimasto nel cuore e nella pelle.

  4. Maria Paraggio ha detto:

    Non capisco il senso della polemica. A mio parere non si è fatto altro che ricordare le vittorie nel campionato mondiale di calcio della nostra nazionale, facendo riferimento ai simboli che la identificavano nel gioco in quegli anni. Perché bisogna per forza vedere aldilà del puro e semplice intento commemorativo? Inoltre ogni epoca storica, sia essa felice o infelice non può essere semplicemente ignorata per far si che non sia esistita . Forse, invece, sarebbe utilissimo ai giovani d’oggi, rispolverare la nostra storia, ricordare le tante tragedie, lutti e sciagure, affinché comprendano quanta fatica, sacrificio costa la libertà e possano apprezzarla e difenderla come si deve.

  5. Daniele Riva ha detto:

    “La storia non si cancella”. È questo il punto: non vedere quello che non c’è, non rivestire di significati che non hanno certi simboli. Certo, un fascio portato ad una manifestazione di piazza può trovare la riprovazione di molti e incorrere nel reato di apologia di fascismo. Ma il “logo” – chissà come si chiamava allora… – della Federcalcio del 1934 e 1938 non deve scandalizzare, così come non devono scandalizzare quegli emblemi sulle monete. La svastica che ci scandalizza quando è dipinta su un muro o tatuata sul braccio di un neonazista è emblema sacro dell’induismo e del buddhismo e nei paesi orientali è facile trovarla. E siccome qui si parla di monete, non posso fare a meno di lasciare un link “proibito”, quello dei 5 Reichsmark tedeschi

  6. Carmela Talamo ha detto:

    Certo che se i giudici andassero in giro con i littori, risolveremmo i problemi delle carceri affollate, della giustizia troppo lunga e qualche altro problemino affine… Archiviata la battuta dal sapore sarcastico ma anche no, Adriano, permettimi di ringraziarti per l’attenzione che poni alle cose che fai, sempre ricche di particolari, ma anche di curiosità non meno interessanti. Archiviati anche i convenevoli andiamo al punto. La polemica è comprensibile ma, almeno per quel che mi riguarda, non condivisibile. L’etichetta incriminata semplicemente rappresenta l’Italia di quegli anni, anni terribili, da condannare, da assolutamente non ripetere, ma non certo da cancellare nè da dimenticare. Non credo che quell’etichetta voglia esaltare o commemorare il regime ma, più semplicemente, ricordare la nazionale che giocava in quegli anni. La storia è la storia. Bella o brutta che sia è quella che ci ha condotto fino a qui. Non possiamo ignorarla solo perchè non ci piace anzi, come tutti gli errori/orrori del passato è sempre meglio tenerla presente ed impegnarci perchè “non sia mai più”. E, ovviamente, FORZA AZZURRIIIIIIIIII.

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